Identificare un talento col performance profiling

 Il metodo più comune di identificare un giocatore di talento nel rugby è osservare le sue performance sul campo. Questo metodo è intuitivo, dal momento che lo scopo finale di un giocatore è di bloccare la prestazione dei propri avversari.

Prendiamo ad esempio Fraser, il giovane velocissimo e fisicamente maturo che nessuno riusciva a bloccare, una volta che aveva la palla. Insomma, una specie di escavatore umano, lanciato a folle velocità. Per via del suo "ovvio talento", nel suo sviluppo è stato investito molto tempo: eppure, mano a mano che le sue condizioni fisiche, crescendo, diventavano simili a quelle dei suoi avversari, il suo impatto veniva progressivamente ridimensionato. Quindi, se forza fisica e stazza all'inizio sono fattori chiave nell'influenzare la performance di un giocatore, col tempo diventano cruciali altre abilità, come il saper passare e il saper prendere la decisione giusta al momento giusto.

  

 

Ma dal momento che inizialmente Fraser non aveva bisogno di queste competenze per riuscire bene, è difficile che le abbia sviluppate a pieno. Le procedure su cui si basa l'identificazione di una singola performance non riescono a definire il potenziale di un atleta nello sviluppare le qualità di cui avrà bisogno in altre fasi della sua carriera, il che può portare ad un calo di motivazione dopo un iniziale entusiasmo.

 

Di recente, allenatori e manager stanno dando più risalto ad altri aspetti, nell'identificare le caratteristiche di un rugbista di successo. Finora, ci si basava solo su certi parametri fisici, che sono strettamente correlati con il successo in campo di molti celebri campioni. Ad esempio, il ruolo in cui  venivano piazzati molti giovani giocatori spesso dipendeva dall'altezza: i giocatori alti sono avvantaggiati quando giocano in seconda linea. Peccato che questi parametri non rimangano costanti anche nell'età adulta.

 

Vediamo invece quali parametri vengono attualmente utilizzati per valutare un atleta. La valutazione, da 1 a 10, riguarda le competenze di gioco o fisiche (passaggi, calci, attacco, placcaggi, prendere le palle alte, ma anche condizione fisica, forza e velocità), le competenze tecniche (contrattacco, calcio di posizione, calci in difesa), l’atteggiamento (aggressività, leadership) e le competenze psicologiche (concentrazione, fiducia in sè stessi, capacità di auto-motivarsi, di rilassarsi, di usare l’immaginazione, di assumersi dei rischi). A queste qualità il capitano o l’allenatore attribuisce un punteggio in ordine di importanza (alcune caratteristiche sono più importanti di altre in un dato ruolo o in un dato momento, per la squadra). Il giocatore stesso poi si valuta sulla base delle stesse caratteristiche, attribuendo sempre un punteggio da 1 a 10. I cinque punti che presentano la discrepanza maggiore, sono quelli dove il giocatore dovrà lavorare di più e c’è di più: sarà lo stesso giocatore ad aver avuto il merito di riflettere sulle proprie debolezze.