Lomu: l’ultimo addio

Quando si tratta di coccodrilli (ossia di articoli destinati ad onorare un personaggio defunto, spesso scritti prima della sua morte e lasciati da parte per ogni evenienza) le testate italiane sono veramente spassose.

 

So che non si dice, ma siamo veramente tutti uguali di fronte alla morte, anche Jonah Lomu, leggendaria ala trequarti del rugby neozelandese, stella degli All Blacks, considerato da molti il più forte rugbista di tutti i tempi.

 

A parte la confusione sul nome (Johan, Jonah?) che chiariamo subito (Jonah, nome appioppatogli da un ministro metodista al posto dell’originale tongano Siona), si parla molto dei videomessaggi di Elton John (?), della Regina (??) e del presidente francese (???), sempre pronti a ficcarsi in tutte le situazioni mediatiche possibili, si parla molto della cerimonia commemorativa all’Eden Park di Auckland, con annessa Haka in giacca e cravatta dei suoi ex compagni, del lancio di colombe, dei discorsi commemorativi etc.

 

Ma chi era Siona Tali Lomu? E’ stato uno dei giocatori più giovani che abbia mai giocato negli All Blacks, dove ha esordito a 19 anni. Fece irruzione nella scena rugby internazionale durante gli Hong Kong Sevens del 1994. Durante la sua carriera ha segnato 63 caps e 37 mete a livello internazionale, sempre imprimendo al gioco un suo marchio particolare sul gioco.

 

Una brutta malattia renale lo ha colpito nel 1995, in concomitanza con la firma con gli Auckland Blues. Nonostante tutto, vinse due Super Rugby (cui partecipano le migliori squadre professionistiche di Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica), per poi firmare con gli Hurricanes. Dopo diverse partecipazioni in nazionale, fu costretto ad interrompere la carriera professionistica per un aggravamento dei problemi renali, fino al trapianto nel 2004, dove il rene gli fu donato dal cronista sportivo Grant Kereama. Il ritiro definitivo è avvenuto nel 2007, mentre la sua morte è avvenuta il 18 novembre scorso a seguito di complicanze sempre dovute a problemi renali.